LA STORIA


Tutto cominciò nel 2003, quando mio padre, Giacomo Tachis, decise di rinnovare il vecchio vigneto davanti a Podere La Villa. Un ettaro e poco più, che mio padre rifece seguendo i consigli dell’amico e agronomo Valerio Barbieri. Sangiovese e Merlot, i vitigni che secondo lui avrebbero trovato in questi terreni una dimora ideale. E così è stato. Già dalla prima maturazione nel 2006 (pochi e piccoli grappoli sparsi, avendo la nuova vigna solo 3 anni), si intuì che queste uve avrebbero potuto dare ottime soddisfazione se coltivate con le dovute cure e soprattutto con l’impegno e la passione necessaria. Non si pensava ancora di vinificare, ma di vendere le uve e ricavarne un piccolo profitto.
Nel 2007, però, successe anche qualcosa di speciale e inaspettato per la famiglia. Nacque infatti Riccardo, il nostro primogenito. Il primo nipote di Giacomo. Decidemmo quindi di celebrare questo evento con la vinificazione della nostra prima vendemmia. Il vino si sarebbe chiamato Pargolo e per l’appunto l’inizio della raccolta coincise con la nascita di Riccardo, il 7 di Settembre del 2007.


Il Pargolo è un vino molto piacevole, e sicuramente molto toscano, ottenuto da uve Sangiovese all’80% e Merlot al 20%. Il vigneto, che si estende per un ettaro e mezzo, si trova sulle colline che da San Casciano Val di Pesa guardano il piccolo villaggio della Romola, in una bellissima posizione a ridosso della nostra casa colonica di famiglia.
Il vigneto è ora curato come il giardino della casa, di cui ne fa ampiamente parte, con regolari e frequenti potature. L’erba tra i filari è falciata dai trattori e il terreno viene rippato a filari alterni due o tre volte all’anno. L’uva è raccolta in due tempi: prima il Merlot e successivamente il Sangiovese, che richiede una lunga maturazione.
A partire dalla vendemmia 2008 il Pargolo è stato etichettato come Chianti Classico, riconoscibile dall’adesivo con il gallo nero sul collo della bottiglia.
Nel 2010 abbiamo prodotto anche un Merlot in purezza, vino che abbiamo chiamato “Paggio” in onore al nostro secondo figlio, Nicolo’, nato nel 2009 e che in virtù dei suoi capelli biondi, ci ricorda l’immagine di un paggetto. Il Paggio è nato come vino di facile beva, morbido, profumato, adatto ad accompagnare un buon pasto, ma anche perfetto come aperitivo con stuzzichini e formaggio.

Al 2013 risale l’acquisto di nuovi vigneti, il lago e la fonte, conosciuta nella zona come “La Fonte del Sette”, dal nome di un’antica famiglia di mezzadri che viveva nella vallata fino alla prima parte del secolo scorso.

Siamo determinati a preservare questo luogo per noi “magico” nel migliore dei modi possibili. Il nostro sforzo, entusiasmo e passione per la terra trova la sua radice e punto di partenza nell’amore che mio padre, Giacomo Tachis, enologo, ha avuto per la Toscana e per i suoi frutti. In particolare la sua appassionata ricerca e dedizione di una vita all’ottenimento di grandi uve e di grandi vini in Toscana è per noi e, spero sia anche per i nostri figli, fonte di inesauribile ispirazione. Lunga vita a “Podere La Villa”.

Vale la pena citare e ringraziare anche alcuni degli amici e collaboratori che si stanno dando preziosi consigli sulla gestione dell’azienda e sul suo orientamento: in particolare siamo grati alla famiglia Rampolla e alla preziosa collaborazione di Markus von der Planitz che si occupa della vinificazione del nostro vino, ad Alessandro Cellai, consigliere e e consulente agronomo. E non solo, sono parte del team anche Edoardo Boscherini, Filippo Borracchini, Elisabetta Barbieri, Enesto e molti altri.

La storia di mio padre è parte della mia storia personale ma anche di quella di tutti coloro che amano il vino per il suo fondamentale apporto culturale e storico. Qui sotto segue un articolo apparso su “Di wine taste” che rappresenta un’interessante e affettuosa sintesi dell’apporto di mio padre al mondo del vino italiano.

Auguri Maestro: di Antonello Biancalana – Novembre 2014

Giacomo Tachis"Lo scorso 4 novembre, Giacomo Tachis ha compiuto 80 anni. Una vita dedicata allo studio e al vino, il grande enologo piemontese ha segnato - più di ogni altro - la rinascita del vino italiano e il suo successo nel mondo. Giacomo Tachis, dopo una lunga e straordinaria carriera di enologo, nel 2010 si è ritirato dal mondo del vino o, per meglio dire, dalla scena attiva della vigna e della cantina. Conserva comunque un ruolo di assoluto e indiscusso rilievo, quanto meno, per l'imponente eredità e l'immenso patrimonio enologico che, con il suo talento, ha donato al nostro Paese. Non temo di essere smentito: se oggi il vino italiano ha raggiunto i più alti successi nel mondo, questo si deve - innegabilmente - al lavoro di Giacomo Tachis e ai suoi vini che, per primi, sono stati capaci di competere con le grandezze del mondo. Una competizione e un confronto che, spesso, ha visto i suoi vini vincitori netti e indiscutibili, con essi, il nostro Paese.
Giacomo Tachis ha compiuto 80 anni e, in questa occasione, mi fa certamente piacere potergli fare i miei auguri di buon compleanno, ammettendo che molte volte in passato ho pensato di dedicare l'editoriale a questo grande protagonista del vino italiano. Non ho mai avuto il piacere, purtroppo, di conoscere personalmente Giacomo Tachis, ma ho sempre apprezzato i suoi vini che ho avuto innumerevoli occasioni di assaggiarli e degustarli. Fare un elenco dei vini nati dall'estro e dalla profonda conoscenza di Giacomo Tachis sarebbe inutile e certamente ripetitivo, “figli” talmente noti in Italia e nel mondo che ognuno conosce e ricorda. (Sassicaia, Tignanello, San Leonado, Sammarco, D’Alceo, Turriga ecc…) Un successo planetario che ha portato l'enologia italiana sulla vetta dell'olimpo di Bacco, riscoprendo e rivalutando molte varietà autoctone del nostro Paese, anche con l'aiuto di alcune uve alloctone e internazionali. Non male, per uno che si è sempre definito, scherzosamente, “mescola vino”, nonostante la notevole conoscenza, cultura e competenza che possiede e tutti gli riconoscono.
Uomo in anticipo sui tempi di almeno venti anni, Giacomo Tachis ha avuto la caparbietà e la giusta visione di quello che sarebbe stato il vino Italiano negli anni a venire: il suo influsso è ancora evidente ai giorni nostri. Il grande enologo piemontese ha infatti contribuito allo sviluppo del vino del nostro Paese, anche attraverso la straordinaria rivalutazione di varietà autoctone che erano, prima del suo arrivo, pressoché abbandonate. Carignano e Nero d'Avola sono solamente due dei tanti esempi che si possono citare e, in questi ultimi due casi, hanno significato anche il poderoso sviluppo dell'enologia di Sardegna e Sicilia. Poi la Toscana, regione che deve a Giacomo Tachis gran parte dell'attuale splendore e successo. Qui è stato capace di esaltare le notevoli potenzialità del territorio, creando vini che - ancora oggi - sono indiscussi rappresentanti del vino italiano nel mondo. Senza dimenticare le Marche, dove è stato capace di unire con successo Cabernet Sauvignon e Merlot al locale Montepulciano.
La storia di Giacomo Tachis è avvincente e affascinante, ricca di successi che, è fuori di ogni dubbio, non sono arrivati per caso o per benevola sorte. Uomo di profonda conoscenza vitivinicola ed enologica, Giacomo Tachis è inoltre profondo studioso e conoscitore della storia del vino e del nostro territorio. Un affascinante racconto della sua vita e della sua strepitosa carriera di enologo e uomo del vino, è riportato nella sua autobiografia Sapere di Vino, un libro che consiglio a tutti di leggere. Un libro ricco di informazioni e filosofia enologica, offre anche una significativa visione della storia del vino italiano degli ultimi cinquanta anni. Qui, Giacomo Tachis racconta la sua collaborazione con il grande enologo francese Émyle Peynaud, uno dei padri indiscussi dell'enologia moderna, ai quali - senza ombra di dubbio - è annoverato anche Giacomo Tachis.
Diplomato nel 1954 alla celebre Scuola Enologica di Alba, Giacomo Tachis è uno dei pochi personaggi ad avere assistito alla rinascita e al rilancio del vino italiano, non solo come spettatore, ma soprattutto come attore protagonista indiscusso e fondamentale. Nel 1961 il passo fondamentale che darà inizio alla sua strepitosa carriera e, con questo, l'inizio della storia moderna del vino italiano. Tutto ha inizio in Toscana, regione nella quale Giacomo Tachis ha compreso che il vino italiano era certamente capace di uscire dal suo lungo sonno di mediocrità e sfidare il mondo. Sfidare il mondo e vincere. Così è stato e i risultati non tardano ad arrivare: in circa dieci anni, il grande enologo piemontese da vita a grandi vini di pregio e di classe, di qualità, soprattutto. Un successo planetario, vini definiti Super Tuscans dalla stampa estera, tanto erano diversi e lontani rispetto a quello che la Toscana produceva a quei tempi.
Complici, forse, anche le nuove esigenze del mercato - che chiedevano vini diversi da quelli che si producevano in Italia a quei tempi - Giacomo Tachis era comunque riuscito nel suo intento: dimostrare che si poteva fare vino di qualità. Ha dimostrato, per primo, che era possibile, che si poteva produrre qualcosa di unico e grande con quello che il nostro territorio sapeva già offrire. Semplice come ascoltare, capire e conoscere, usare la scienza e la tecnologia in modo saggio e cosciente, senza calpestare la dignità e il carattere di uve e territori. Giacomo Tachis ha avviato un cambiamento che ha il sapore della rivoluzione, trasformando il vino italiano in modo radicale e senza ritorno. Tachis è uomo delle grandi imprese, con vivo interesse per la storia e l'archeologia, come nel caso del rarissimo vino “Mothya”, prodotto nella piccolissima isola fenicia di Mozia, in Sicilia. Qui, insieme a Carlo Casavecchia - enologo autore di grandi vini e che ha contribuito alla rinascita del Marsala, anch'egli piemontese e che ha collaborato per molti anni con Giacomo Tachis - con le uve di un piccolo vigneto dell'isola creano un capolavoro di assoluto pregio storico ed enologico. Ottanta anni, dei quali cinquanta dedicati al vino e al piacere di noi appassionati. Grazie Maestro Giacomo Tachis, grazie per quello ci ha insegnato e per tutte le emozioni che ha versato nei nostri calici. Buon compleanno, Maestro!"




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